Ceresole Reale

L’incantesimo del Nivolet

La forza del silenzio

Mi sono svegliato presto stamattina. Non so spiegarmi perchè, ma non riuscivo a dormire. Nonostante io sia in vacanza, le preoccupazioni del lavoro hanno disturbato la mia quiete. Così ho deciso di alzarmi, fare una colazione veloce e prepararmi per una passeggiata.

E’ ancora presto, il sole si sta alzando timidamente, tingendo il cielo di un rosso intenso. Un colore così caldo, che mi viene quasi voglia di rincorrere i raggi, toccarli con mano e sentirne il calore.

Uscito dal portone, sotto il portico dell’appartamento, intravedo la mia bicicletta. All’improvviso mi sale un irrefrenabile impulso, mi viene voglia di sfogare la tensione accumulata. Prendo subito la bicicletta e, senza troppi indugi,  inizio a pedalare.

I regali inaspettati dell’alta quota

Mi trovo a Ceresole Reale, un luogo magico, dove si avverte il senso più puro ed incontaminato della natura. Intorno a me il nulla, soltanto una vegetazione sconfinata, che mi sosterrà durante il tragitto. Decido di montare in sella, sotto un timido sole mattutino inizio a costeggiare il lago e salgo i tornanti che mi porteranno alla mia meta, il Colle del Nivolet. Avevo già sentito parlare di questo luogo ma ancora non avevo avuto modo di vederlo con i miei occhi. Non avevo idea di quello che mi si sarebbe prospettato davanti.

Pedalando con fatica, mi accorgo delle mie nuove compagne di viaggio: nuvole scure – e a primo impatto minacciose – che spodestano il tenue calore che mi segue dalle prime luci della giornata.

Dopo un paio di ore di viaggio, come un miraggio agli occhi del pellegrino affaticato, appare una piccola struttura – che soltanto dopo capisco essere il rifugio Chivasso -, dove decido di fermarmi prima di riprendere il mio viaggio solitario. Entro e chiedo qualcosa di caldo. Mi metto davanti alla stufa, ho le mani congelate, ma la sensazione che si prova dopo una pedalata estenuante è qualcosa di veramente inspiegabile.

Mi rimetto in sella dal Colle del Nivolet. Dopo il primo tornante inizio la discesa sul versante valdostano e percorro quasi 5 km di strada incompiuta, dove gli unici cenni di vita sono quelli delle splendide creature che si palesano a me durante il mio percorso.

Mi giro casualmente e l’unica cosa che vedo intorno a me sono flotte di animali. Forse incuriositi ed incredibilmente non spaventati dalla mia presenza, si lasciano fotografare e mi regalano un ricordo indelebile di questa giornata imprevista.

Caro Nivolet, con te il tempo sembra essersi fermato

Passo il piano del Nivolet, con attenzione noto un sasso a sinistra, un segnavia giallo sul sentiero numero 9, una stradina ripida e poco invitante, che decido di evitare a piè pari. Poi la strada cambia, decisamente migliora, rendendo il mio tragitto più semplice.

Ho le gambe stanche, affaticate ma la voglia di pedalare non si arresta. Pian piano intravedo una mulattiera di caccia, mi avvio giù per quella strada ammirando il regno incontrastato di volpi, marmotte e stambecchi.

D’un tratto vedo qualcosa, non riesco ancora a riconoscerlo ma decido di dirigermi verso quello specchio d’acqua incantato che, come un magnete, mi attira senza esitazione verso di lui, come se volesse capire chi sono e cosa ci faccio in questo luogo solitario.

Sogno o son desto? Forse entrambi

Lascio la bici, mi dirigo verso il lago dove vedo un punto panoramico a strampiombo. Riconosco il lago Serrù, di cui avevo letto qualcosa prima di partire per la vacanza. Non avrei mai immaginato che dal vivo potesse fare un simile effetto. Mi sento stordito, confuso ma con tanta energia dentro di me. Sogno o si tratta della realtà? Esiste veramente un luogo così puro? Non sento alcun rumore se non quello dei timidi uccelli di bosco che volano tra i massi.

E lì, in quell’istante, di fronte a me il Gran Paradiso, con i suoi colori ed una vista che mi toglie il respiro. Il mio viaggio termina qui, dove Dio sembra essersi dimenticato di me. Il Colle del Nivolet è riuscito a riempirmi di emozioni, un sentimento realmente indescrivibile. Nella confusione di emozioni tanti pensieri mi occupano la mente. Troppo spesso ci si adorna di sfarzo e mediocrità, troppo spesso ci si dimentica delle sensazioni più vere, che scaturiscono di fronte alla grandezza del mondo, di fronte alle sue bellezze. Troppo spesso la nostra visuale si riduce a quattro mura, come una gabbia che trattiene il nostro io più profondo, che a contatto con la natura esplode in un’estasi diromente. E’ grazie a questo ultimo panorama che subito mi rendo conto che si tratta di un luogo unico, un vero e proprio sogno d’alta quota. Un sogno che si chiama Ceresole Reale.

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Sull'autore
Nicole Social Media marketer e globetrotter per passione

Cresciuta in un contesto internazionale e da sempre assalita d...

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