Venezia

Bere e mangiare a Venezia

Mi chiamo Daniela Farnese e nella vita scrivo romanzi.

Venezia è stata la prima città che ho scelto, Anzi, a volte sono convinta che sia stata lei a scegliermi. Dopo aver cambiato Paese e regione più volte per seguire i lavori dei miei genitori, alla fine degli anni ’90 mi sono trasferita in laguna per studiare all’università di Ca’ Foscari. Di tutte le cose incredibili di Venezia che mi hanno colpito, tre hanno influito molto sulla mia giovanissima (allora) vita: la bellezza spiazzante e la storia delle sue architetture e dei corsi d’acqua, l’intensa e vivace vita culturale (dalla Biennale alla Mostra del Cinema, dalla stagione della Fenice al Carnevale), e la qualità e quantità dei vini serviti nelle numerosissime osterie.

A Venezia si beve e si mangia davvero bene. Che tu sia in luna di miele, in gita scolastica, in vacanza o in viaggio di lavoro, alla tua prima o all’ennesima visita in città, non potrai fare a meno di notare quanto sia vasta la proposta enogastronomica. I veneziani sono orgogliosi della loro cucina tipica e, nonostante il recente proliferare senza controllo di pizzerie al taglio, kebab e gelaterie, esiste ancora un’enorme offerta di vini e cibi tipici per tutti i gusti. E soprattutto per tutte le tasche!

Ristoranti, cantine, mescite, osterie, enoteche, wine-bar, seduti o in piedi, all’aperto o al chiuso: sono tante le tipologie di locale in cui andare a gustare un bicchiere. Ogni abitante della laguna ha il suo preferito e sarà pronto a scommettere che si tratti del migliore. A volte, basta anche solo passeggiare per le calli meno affollate e notare un gruppetto di gente con il calice in mano per scoprire un nuovo posto in cui fare l’aperitivo.

Ho diviso i miei consigli in 5 aree tematiche per la degustazione, dalla passeggiata all’ora dell’aperitivo, alla cena seduti, al viaggio verso i magici filari che sopravvivono in città. Racchiudono, a grandi linee, le abitudini più diffuse sul bere in laguna e tutte hanno come imperativo assoluto il relax: a Venezia si passeggia, si chiacchiera, non si guarda l’orologio, si possono condividere i tavoli con gli sconosciuti, si può mangiare con le mani, ci si siede sugli scalini dei ponti per brindare e ci si può anche concedere un bicchiere in più del solito (ma senza esagerare), tanto non ci sono auto e nessuno torna a casa guidando.

Andar per cicchetti (l’irrinunciabile tour dei bàcari)

L’osteria veneziana tipica si chiama bàcaro. I Bacari, un tempo, erano i vignaioli che arrivavano in città in barca con le botti di vino, da vendere in Piazza San Marco. Si posizionavano all’ombra del campanile, spostandosi più volte durante la giornata quando il sole si muoveva. Per questo motivo, ancora oggi i bicchieri di vino si chiamano ombre. Le ombre si consumano con i cichéti (o cicchetti), spuntini di pesce, carne o verdure, serviti in piccole porzioni, che devono poter essere mangiati facilmente con una mano e in piedi, data la dimensione ridotta delle osterie. Difficile passare anche un solo giorno in città senza incrociare uno dei banconi di legno e vetro che espone decine di queste bontà.  I cicchetti stanno all’aperitivo veneziano come le tapas a Madrid.

Esistono tantissimi bàcari, storici, di recente apertura o ristrutturati e la maggior parte è concentrata nei Sestrieri di Cannareggio e San Polo. A me piace andar per ombre partendo dal Ponte delle Guglie fino ad arrivare alle Fondamenta della Misericordia, facendo almeno tre tappe (ma voi potete farne di più!) al tramonto, quando la bella luce e la gente seduta al bordo ai canali regalano uno spettacolo assicurato.

Prima sosta da Luca e Fred (Cannaregio, 1518), a due passi dalla Stazione Santa Lucia, che offre una varietà di spuntini da far venire l’acquolina in bocca: crostini di baccalà, sarde in saor, polpette di carne, fritture di pesce, alici marinate, “folpetti”, patate al forno ecc. Piccola, ma buona, la selezione di vini, servono anche birra e spritz, e piatti per il pranzo o la cena (ma i prezzi salgono rispetto all’aperitivo).

La seconda tappa è Al Timon, locale piccolissimo sulla Fondamenta degli Ormesini al 2754, che propone in mescita vini biologici provenienti da più parti del mondo, bianchi e rossi giovani e a buon mercato della casa, e offre i suoi crostini assortiti a 1 euro l’uno. Sempre molto affollato, ha qualche tavolino all’esterno e un barcone ormeggiato nel canale davanti su cui è possibile sedersi per gustare la propria consumazione. Il ricambio è veloce e, con un po’ di attesa, è possibile sedersi anche a cenare (menù di sola carne). Ottimo il tiramisù.

La mia terza e ultima tappa è allo storico Paradiso Perduto (Fondamenta Misericodia 2540), un’istituzione per chi, come me, è stato studente a Venezia almeno 15 anni fa. Ex stalla, il locale è un misto tra un bàcaro e un’osteria vera e propria, con grandi tavoloni di legno, da condividere anche con sconosciuti. Accogliente e conviviale, con le pareti in mattone, è un luogo in cui è impossibile non fare amicizia. Ha una buona cucina e ospita spesso musica dal vivo. Quando è molto affollato, è possibile ordinare al bancone e andarsi a sedere fuori accanto al canale (in quel caso, si può ottenere uno sconto sui piatti).

Pausa pranzo con vista

Dopo aver camminato tanto su e giù per i ponti, è bello potersi concedere un bel pasto seduti davanti a una vista spettacolare. Per i miei pranzi, preferisco sempre i campi (piazze in veneziano) sotto il Ponte di Rialto, dal lato dello storico mercato, che merita almeno una visita.

In Erbaria, campo pieno di luce circondato dalle acque, c’è il Bancogiro (San Polo 122), ristorante-trattoria con tavoli che affacciano proprio sul Canal Grande. Nella sede seicentesca del vecchio banco dei mercanti, gli chef propongono piatti deliziosi ispirati alla tradizione regionale, per lo più di pesce. Hanno una buona carta dei vini, che possono essere anche consumati al calice al bancone. I prezzi sono in linea con i ristoranti della zona, con la maggiorazione dovuta alla “location”, ma la presentazione e la qualità dei piatti sono tutt’altro che turistiche.

Accanto c’è la Naranzaria (San Polo 130), antico magazzino degli agrumi, oggi trasformato in un’enoteca-ristorante trendy in cui gustare piatti regionali stagionali, con qualche tocco orientale. Propone per lo più etichette del Nord-Est. Anche in questo caso, la vista vale la sosta.

Se siete di corsa o avete un budget ridotto per il pranzo, nel campo accanto c’è Al Merca’ (campo Bella Vienna 213), minuscolo locale storico di soli 3 metri quadrati che offre più di 40 etichette di vini bianchi e rossi, spritz e birre da consumare in piedi oltre a una varietà infinita di piccoli panini farciti e polpette da leccarsi i baffi.

In enoteca, a caccia di etichette speciali

Se siete alla ricerca di qualche vino diverso, da portarvi magari a casa per consumarlo in un’occasione speciale, a Venezia troverete molte enoteche ben fornite. Le mie preferite?

La Cantina Do Mori (San Polo 429) è nascosta in un dedalo buio di calli a pochi passi dal ponte di Rialto, ma vale la visita. Nata nel 1462, ha ancora l’aspetto di una mescita medievale, buia, piena di damigiane e paioli di rame, con un lungo tavolo di legno ricolmo di cichétti freschi. Non ci sono tavoli. Non si beve spritz. Offre circa 150 etichette diverse (anche pregiate), da acquistare in bottiglia o degustare al calice, e vini sfusi. Di recente è stata scoperta anche dai turisti e in alcune ore sembra presa d’assalto.

La mascareta dell’Oste Mauro Lorenzon (Calle Lunga Santa Maria Formosa, 5183) è un’enoteca (enoteca a mescita) stracolma di vini. Negli anni è diventata sempre più ristorante e offre ottimi piatti, spesso eccellenti, in porzioni abbondanti (i prezzi si aggirano intorno ai 15 euro per i primi e 20 per i secondi). L’ambiente è accogliente e il proprietario e il personale sono davvero gentili. Offre vini “buoni oltre il gusto”, alcuni molti particolari e a prezzi davvero competitivi. Si può degustare qualsiasi etichetta anche al calice. La cena da Mauro, ogni volta che rientro in città, è obbligatoria!

Bere come un Re

L’Harry’s Bar, a due passi da piazza San Marco (Calle Vallaresso, 1323) è ormai una leggenda. Nessun bar in Europa può vantare una storia gloriosa, emozionante e complessa come quella del locale fondato da Giuseppe Cipriani nel 1931. Citato da Hemingway e da De Andrè (tra gli altri), meta ambita di artisti (Toscanini, Chaplin, Truman Capote ecc.) e sovrani, è stato dichiarato Patrimonio Nazionale dal 2001. In questo locale sono state inventate specialità famose in tutto il mondo, come il cocktail Bellini e il carpaccio. I prezzi fanno lacrimare il portafogli e ha l’aspetto un po’ datato, ma se avete voglia di respirare l’atmosfera del tempo in cui Venezia era il centro più esclusivo del continente, fateci un salto (magari solo per l’aperitivo).

I filari nell’acqua alta

L’ultima tappa è dedicata alle vigne che ancora resistono, nonostante le difficoltà climatiche e territoriali, in città. Recuperate negli ultimi anni dal lavoro di associazioni come “Laguna nel bicchiere”, sono realtà piccole e nascoste, meravigliosi segreti in alcune delle isole più suggestive della laguna, curate con amore e dedizione da chi ama tutta la cultura del vino, molto prima che arrivi nei nostri bicchieri.
I miei consigli?

Il vigneto dell’antico monastero dei Frati Minori nell’Isola di San Michele, dove c’è il cimitero, il vigneto Venissa nell’Isola di Marzabotto (che ha anche annesso un ristorante stellato), e le vigne del convento delle Zitelle alla Giudecca. Valgono la visita, anche se siete astemi!

Cosa aspettate a partire per Venezia?
Buona permanenza e cin cin!

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